“Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 27,8)

In questo tempo di Quaresima, stiamo vivendo l’esperienza faticosa della quarantena sanitaria, come isolamento precauzionale: queste due realtà si somigliano per vari aspetti, non solo per il nome, con riferimento alla durata temporale. La prima, che dovremmo conoscere un po’ meglio, può allora aiutarci a vivere anche la seconda.

Dalla liturgia del mercoledì delle ceneri vengono messi in evidenza gli aspetti-atteggiamenti che caratterizzano il tempo quaresimale: la preghiera, la penitenza e la carità, nutrite dall’ascolto della Parola di Dio.

Tra le opere di penitenza vi è il digiuno: una rinuncia volontaria, a qualcosa di buono e di cui abbiamo anche bisogno; una scelta momentanea, ma importante, che diventa forma di educazione, perché impariamo e ci alleniamo a scegliere ciò che è buono e giusto, rafforzando la nostra capacità di rinunciare a ciò che è sbagliato e ci fa male.

In questo tempo non possiamo scegliere, ma siamo costretti al digiuno eucaristico, non potendo partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia. Eppure la Chiesa conosce anche questa forma di digiuno, non è una novità assoluta di questa situazione: il venerdì e il sabato della settimana santa, sono giorni senza celebrazione dell’Eucaristia; nella tradizione del rito ambrosiano è così anche ogni venerdì di quaresima; alcune famiglie monastiche digiunano dalla partecipazione alla mensa eucaristica il sabato, per prepararsi più intensamente, con l’ascolto della Parola e la preghiera, alla celebrazione domenicale, pasqua della settimana. Una momentanea privazione, per arrivare maggiormente desiderosi e disposti a nutrirci del pane eucaristico durante la Pasqua, settimanale o annuale.

Ora, è vero, quella che stiamo vivendo è una impossibilità e non una scelta libera e volontaria. E questo non può forse essere un motivo in più per essere fedeli e obbedienti alla vita reale e non seguire costantemente le nostre aspettative e i nostri ideali, pur buoni, quando questi non sono realizzabili nel nostro oggi?

Insomma, questo tempo ci sta invitando ad un digiuno inaspettato, non voluto, di tante cose, incontri, abbracci, vicinanza, compagnia ed anche dell’Eucaristia. Il modo più funzionale per vivere questo tempo è, allora, starci dentro, con tutta la fatica che comporta, per prepararci a vivere al meglio, quando sarà il momento, il tempo che verrà, in cui torneranno gli incontri, gli abbracci, la vicinanza, la compagnia ed anche l’Eucaristia partecipata dalla comunità radunata, segno visibile della presenza del Risorto in mezzo ai suoi.

Una quaresima-quarantena, in preparazione ad una Pasqua-vita nuova, quando il Signore vorrà farcene dono, nella sua Provvidenza.

don Alessandro

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