Il MUSEO

La storia dell’arte può essere davvero un valido strumento di supporto alla nostra preghiera, oltre che una gioia per gli occhi ed un arricchimento del nostro bagaglio personale.

Tanti nei secoli sono stati gli artisti che, per volontà o su commissione, hanno rappresentato vari aspetti della fede cristiana o che hanno tradotto in maniera più o meno fedele brani delle Scritture. La fede cristiana rimane la più rappresentata a livello di numero e varietà di artisti, spaziando tra molti episodi quali Crocifissione, Deposizione, Compianto sul Cristo Morto, Sacra Famiglia, Madonna con Bambino e molte altre.

Ogni artista, certo, ha utilizzato il suo linguaggio per esprimere un bisogno artistico che è storicamente tra i primi dell’uomo: quello di rappresentare la propria divinità e le dimensioni del proprio credo. Rimane solo da scegliere il periodo, il movimento artistico, la forma d’arte che più ci attira o sentiamo vicina, per lasciarci accompagnare durante la preghiera o la lettura delle Scritture.

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– Scienza e carità, Pablo Picasso

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Il dipinto è stato realizzato da un sedicenne Picasso che mette in evidenza un cono d’ombra che sembra entrare nella stanza raffigurata e che rappresenta la fine della vita, la morte.
La scena si svolge in una stanza spoglia, dai muri rovinati dall’umidità, e in cui spicca, sulla parete di fondo, la doratura della cornice barocca che incombe come una bocca spalancata, sospesa sui presenti, una bocca che potrebbe raffigurare il “tabernacolo della speranza” che conduce al fine ultimo dell’esistenza”

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– Ave Maria a trasbordo, Giovanni Segantini

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Ave Maria a trasbordo,
G. Segantini, 1886,
Segantini Museum, Sankt Moritz

Questo è un dipinto che sembra contenere un messaggio cristiano solamente nel titolo: “Ave Maria” fa riferimento all’ora della giornata che è stata catturata. Questo dettaglio del titolo e la posizione del sole, con il conseguente riflesso sull’acqua, rimandano ad un’ora che può essere intorno alle sei del pomeriggio, in cui veniva suonata appunto l’Ave Maria dalle campane.

È un quadro in cui il soggetto principale, una famiglia di semplici origini, sembra allontanarsi dal paese, oggi potremmo dire dalla città, per trovare una dimensione intima, privata, un momento solo per loro.

Il messaggio che vogliamo leggere, guardando quest’opera d’arte, è di trovare momenti per staccarci da tutto ciò che, in questi giorni difficili, ci tiene giustamente legati alla dimensione della città: vogliamo trovare momenti per stare un po’ soli con il Signore, per pregare e per meditare.

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– Il ritorno del figliol prodigo, G. De Chirico

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Il ritorno del figliol prodigo
Giorgio De Chirico, 1922
Museo del Novecento,
Milano

Quante volte abbiamo ascoltato, letto, meditato la parabola del Padre misericordioso dal Vangelo di Luca: “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.” Ci emoziona la prontezza e la gioia di un padre che non riesce a contenersi e nemmeno a stare fermo davanti al ritorno di suo figlio.

Ciò che ci mostra De Chirico è davvero una scena privata, intima, carica di una gestualità che ci è familiare e che sentiamo nostra. Al di là del personalissimo linguaggio artistico scelto dal pittore in questione, è bene provare a leggere la scelta della postura dei due personaggi: la statua rappresenta chiaramente l’antico, quindi il padre, che sta di spalle rispetto all’osservatore, in attesa di suo figlio. Interessante indubbiamente la distinzione a livello visivo delle due figure coinvolte, a livello sia di forma che di colori, a sottolineare una diversità che non ferma la voglia di stare ancora insieme.

L’artista non sceglie di mostrarci il momento dell’abbraccio ma, probabilmente, quello immediatamente successivo: è una gestualità, quella del figlio, che ci parla di vergogna, di scuse e di un non sentirsi all’altezza. Sullo sfondo della scena vediamo un paesaggio lontano, che allude ad un passato che si ha urgenza di lasciare alle spalle. Se la mano del figlio sulla spalla del padre ci indica turbamento interiore, quella del padre sulla spalla del figlio è consolazione, sollievo e sostegno.

Riconosciamo un amore che sperimentiamo durante il sacramento della Riconciliazione: la bellezza di lasciarci consolare dal Signore, che cerca il nostro sguardo anche quando è basso, proprio come il padre del dipinto.

Anche in questi momenti lasciamoci consolare dal Signore, sentiamo la sua mano sulla spalla e non smettiamo di cercarlo.