
Dopo un momento di ristoro all’uscita della stazione di Roma Termini, il primo appuntamento giubilare è stato presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Dopo aver attraversato la Porta Santa, ci siamo diretti nella nicchia della navata sinistra in cui è disposta la salma di Papa Francesco. Fedele e coerente alla semplicità anche nella morte, il muro soprastante la tomba aveva appesa soltanto la croce pettorale del Buon Pastore. Abbiamo concluso la visita facendo un giro tra il lungo colonnato in marmo, osservando l’altissimo soffitto a cassettoni dorato, le diverse cappelle, la Salus populi romani e infine la Sacra Culla.

Dopo Santa Maria Maggiore, ci siamo diretti verso la parrocchia di San Giovanni Battista de’ Rossi, dove abbiamo partecipato alla celebrazione penitenziale assieme a tutti i ragazzi provenienti dalla Liguria e presieduta dall’arcivescovo Tasca, lasciando anche spazio alle confessioni per permettere di prepararsi a ricevere l’indulgenza plenaria. La giornata si è poi conclusa con un burrascoso viaggio in bus verso Rocca Priora – dove era situata la palestra in cui siamo andati a dormire – fortunatamente allietato da un po’ di sana romanità dei dipendenti Cotral.

Sabato mattina zaino in spalla e gambe in direzione Tor Vergata per la Veglia con il Santo Padre. Proprio lì, dove vent’anni prima San Giovanni Paolo II aveva incontrato più di due milioni di giovani, rivolgendosi a loro come “sentinelle del mattino” e invitandoli ad essere promotori di cambiamento. Dalla stazione di Anagnina abbiamo percorso circa cinque chilometri a piedi per raggiungere il grande prato sul quale si sarebbe svolto l’evento. Abbiamo combattuto contro il sonno, la fatica e il caldo, ma i nostri sforzi sono stati ripagati da una posizione favorevole, in una delle zone più avanzate del primo settore. Il pomeriggio è stato animato fin dalle 14 da svariati musicisti di musica cristiana di diverse nazionalità, portando sul palco anche testimonianze di fede e di opere di carità come quella di Mary’s Meals che sfama bambini di diversi Paesi. Nel mentre continuavano a susseguirsi centinaia di gruppi di giovani provenienti da ogni parte del mondo, accompagnati spesso da educatori e sacerdoti: Stati Uniti, Paraguay, Corea del Sud, Gabon, Polonia, Indonesia, Spagna, insomma, difficile tenerne il conto.

Quando il sole stava già iniziando a tramontare, Papa Leone ha raggiunto Tor Vergata. Al suo passaggio con la papamobile, si vedevano orde di ragazzi accorrere alle transenne più vicine per poter anche solo incrociare lo sguardo col Santo Padre o scambiare un veloce saluto con la mano. Tutti i giovani cantavano in coro “Jesus Christ you are my life” ed “Emmanuel” come un’unica voce, alcuni visibilmente emozionati. Durante la Veglia, il Papa, rispondendo ad alcune domande postegli da tre giovani, ci ha invitato ad amicizie autentiche e reali, a prendere scelte radicali e a desiderare il Bene, riconducendo tutto a Cristo e ricordandoci che Lui è lì che ci attende. RiconoscerLo nella nostra quotidianità è stato anche il filo conduttore del brano di Vangelo sui discepoli di Emmaus, a cui sono seguiti una lunga Adorazione eucaristica con preghiere in diverse lingue e il canto finale “Resta qui con noi”. Dopo il congedo del Papa, Tor Vergata si è animata di balli e canti che sono durati fino a tarda notte, per la gioia della nostra stanchezza.
Dopo una notte movimentata con una breve incursione della pioggia, ci siamo svegliati la domenica pronti per la Messa con Sua Santità. Finalmente, in questo frangente anche noi siamo riusciti a vedere il Papa un po’ più da vicino durante il suo passaggio in macchina. Vivere tutti insieme la celebrazione è stata un’esperienza unica, soprattutto nel ricevere l’Eucarestia come una grande comunità. Al termine della Santa Messa, ci siamo avviati verso l’uscita, entrando dentro la fiumana di pellegrini dalla quale saremo usciti molto tempo dopo. Non sapevamo ancora cosa ci attendeva.

Un’attesa di tre ore di coda per il solo accesso alla metro, allietata fortuitamente dalla già sopracitata romanità di Polizia, Protezione Civile e Croce Rossa nonché dall’incontro provvidenziale con Don Roberto Fiscer, che si è fermato per due chiacchiere e una foto di gruppo. Una volta sulla metro – piena e senza aria – abbiamo provato a rinfrescarci cantando assieme a un gruppo della diocesi di Milano qualche canzone natalizia e “Re dei re”. Dopo esserci sistemati nel nostro ultimo luogo di riposo, ci siamo concessi una cena romana in un ristorante poco distante, che ha ristorato i corpi e risollevato lo spirito.
La nostra esperienza giubilare a Roma si è conclusa lunedì mattina con il pellegrinaggio verso la Porta Santa di San Pietro assieme ad un gruppo di pellegrini brasiliani accompagnati dal loro sacerdote, gentilmente offertosi di accompagnare anche noi nella preghiera. Una volta dentro abbiamo potuto ammirare la bellezza della Basilica e della Pietà di Michelangelo. Infine, nel viaggio di ritorno abbiamo avuto modo di condividere esperienze e canti con il gruppo “Le Foyer” della diocesi di Antibes.
Un ringraziamento speciale all’Azione Cattolica della diocesi di Albenga-Imperia per aver vissuto con noi questa esperienza, condividendo gioie e fatiche.
Pensiamo al simbolo dell’erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno. È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente, e anche durante i mesi gelidi dell’inverno, quando tutto sembra tacere, la sua energia freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori.
Papa Leone XIV


