Le parole di un triennio

la relazione di fine triennio di Laura, presidente diocesana uscente

Tre anni e mezzo fa partiva un’avventura che forse nessuno di noi, per lo meno io, aveva previsto.

Laura Ferrari, presidente diocesana

Dopo l’elezione di un consiglio giovane e composto in buona percentuale da persone alla prima esperienza, è cominciato il lavoro del consiglio stesso quando il nostro Vescovo mi ha incaricato di esserne il coordinatore. Approfitto subito per ringraziarlo: all’inizio del cammino mi ha chiamato, ci siamo incontrati, abbiamo “cominciato” a conoscerci e ha sempre sostenuto il mio e il nostro lavoro, accompagnandoci sicuramente con la sua benedizione e la sua preghiera, ma anche con la stima e con aiuti concreti che hanno facilitato il cammino. Quindi il primo GRAZIE è per lui!

Un lavoro di tre anni e mezzo ormai, partito dalle indicazioni che il documento assembleare diocesano ci aveva lasciato racchiuse in tre ambiti: ACCOMPAGNARE, FORMARE, FARE INSIEME. Da questo mandato, integrato con le indicazioni del Centro nazionale, si sono mossi i nostri passi.

Tre anni e mezzo vissuti tra iniziative importanti e difficoltà, cercando di rendere un po’ “straordinario” l’ordinario e il quotidiano, affidandoci al Signore e chiedendo a Maria la sua particolare protezione: ricordiamo che in occasione della festa dei 150 anni, abbiamo affidato la nostra associazione diocesana alla protezione amorevole di Maria nel Santuario della Madonna Miracolosa di Taggia, vivendo un grande momento di fraternità, tutti insieme, dai bambini agli adultissimi.

E nessuno avrebbe neanche previsto questo finale di triennio e un’assemblea “particolare” come quella che stiamo vivendo…

Il tempo che stiamo abitando ha segnato un po’ tutti e anche il nostro operare, “costringendoci” a sforzi di originalità e creatività per cercare di non perdere il passo.

Ho provato a ripercorrere questo periodo attraverso delle PAROLE significative che ci hanno accompagnato.

Prima fra tutte i LEGAMI BELLI, i legami di vita buona che sono diventati un ritornello che rimarrà, spero, nella memoria di molti di noi e che hanno avuto bisogno di particolare cura negli ultimi mesi.

I tre VERBI che hanno accompagnato il lavoro:

  • CUSTODIRE cosa? Le nostre radici per guardare al futuro;
  • GENERARE, intendendo per questo imparare a vivere le virtù dell’incontro;
  • ABITARE inteso non come rimanere a casa, ma come apertura alla missione.

Ognuno di questi verbi è stato legato a doppio filo ad una icona evangelica: la vedova che dona il poco che ha, la casa di Betania con Marta e Maria e il Vangelo dell’anno associativo concluso che ci ricorda come noi saremo giudicati dalle opere.

Ogni triennio ha uno STILE e anche questo ha avuto il suo, in qualche modo “lanciato” da questa presidenza e da questo consiglio.

Lo stile è stato quello dell’attenzione, dell’ascolto, della cura delle relazioni, del sorriso, del “come stai?”, della cura dei responsabili (presidenti e responsabili parrocchiali), della cura della formazione.

Ciò non significa che ogni situazione problematica sia stata risolta, ma in ognuna c’è stata una presenza e si è tentato di camminare accanto, accompagnando. E non significa neppure che tutto sia andato bene, ma in ogni contesto nel quale siamo stati coinvolti, abbiamo cercato di creare una relazione, un ascolto e comunicare un “ci siamo”. Certamente non tutto è stato risolto. Quando si lavora con le persone è sempre un po’ tutto piacevolmente complicato: abbiamo cercato di affrontare le difficoltà insieme e, come dice un proverbio africano “Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme.”

Quindi è stato un triennio del MUOVERSI:

  1. Le persone si sono mosse per andare a formarsi: dalle parrocchie per la formazione educatori/animatori ormai divenuta una importante “tradizione”, sia a livello di weekend per tutti, sia in momenti privilegiati per i più giovani. Abbiamo messo in campo competenze consolidate, affidando un laboratorio della formazione a Pamela Manfrin e alla sua esperienza nazionale e di responsabilità diocesana e regionale.

Nel momento in cui sono incominciatati a mancare gli incontri in presenza, il laboratorio si è organizzato per avviare momenti di formazione a distanza.

  • Ci siamo mossi dalla diocesi per le occasioni di crescita offerte dal livello regionale (dove siamo sempre stati i più numerosi); per i campi nazionali, per i moduli formativi, per i convegni educatori e presidenze, convegni assistenti.
  • Si sono mossi i ragazzi dell’ACR per una festa interdiocesana a Loano, per festeggiarne i 50 anni sono andati a Roma per un incontro nazionale e lo avrebbero fatto ancora a Genova a maggio.
  • Ci si è mossi ogni volta in cui siamo stati invitati e i “giri” sono stati tanti…, anche sfruttando belle occasioni di crescita o di incontro offerte dalle associazioni parrocchiali in occasioni di feste o anniversari.
  • Ci siamo mossi dalla diocesi per collaborare con il livello regionale attraverso un delegato giovani e un assistente regionale (don Alessandro e Simone Perotto)
  • Ci si è mossi per valorizzare competenze: abbiamo istituito un incaricato web, Lorenzo Violini, che ha seguito tutto l’importante ma complicato aspetto informatico delle adesioni e affidato a Daniela Martini l’importante compito amministrativo, portato a termine con impegno magistrale.
  • Ci siamo mossi anche verso la dimensione nazionale con l’ingresso di una nuova persona alla responsabilità della commissione testi e nel gruppo di lavoro dell’Istituto Toniolo (Daniele Stancampiano) e la valorizzazione in diocesi della grande esperienza di dieci anni di responsabilità in centro nazionale di Maurizio Semiglia.

Ad ognuno un “grazie” speciale.

Un triennio all’insegna dell’INCONTRIAMOCI.

  1. Abbiamo incontrato le persone, tante e in tante occasioni e contesti.
  2. Abbiamo incontrato il nostro Vescovo. In più occasioni abbiamo avuto modo di “stare” con lui, confrontandoci, ascoltandolo, interrogandolo, lasciandoci guidare e stimolare dalla sua guida, sentendolo come un compagno di viaggio che cammina con noi ma che ha in mano la mappa del percorso e ce la interpreta alla luce della Parola.
  3. Abbiamo incontrato la Comunità del Seminario! Grazie a don Ferruccio e don Valerio abbiamo avuto modo di far conoscere, e speriamo apprezzare, l’Azione cattolica ai seminaristi. Abbiamo creato relazioni di amicizia e stima reciproca e credo che non sia poca cosa: questi giovani saranno i sacerdoti e i parroci delle nostre comunità ed è importante per loro conoscere la specificità del nostro carisma e il nostro modo di vivere inseriti nel tessuto comunitario. Sono stati presenti alle nostre iniziative e noi ai loro momenti importanti. Questo crea legami: conoscersi, condividere, sentirsi vicini e accomunati dal voler essere un popolo che cammina insieme.
  4. Abbiamo incontrato, instaurando o confermando rapporti, i diversi organi diocesani e della curia a partire dalla presenza attiva nel direttivo della Cdal. Inoltre la rappresentante ACR Carlotta Londri è entrata a far parte della commissione catechesi diocesana proprio come riconoscimento della specifica dimensione catechetica dell’Azione cattolica dei ragazzi. È stato un primo passo importante; come tutte le esperienze nuove andrà calibrato il percorso, migliorati i contesti, ma la presenza all’interno dell’organismo diocesano di un cammino esperienziale che parte dal vissuto e dalla mediazione dei catechismi e della Scrittura per giungere alla verità di fede, come è riconosciuto al cammino di fede dell’ACR, è sicuramente un aspetto non irrilevante.
  5. Abbiamo incontrato e sentita vicina la Delegazione regionale che ci ha offerto momenti di crescita significativi e nella quale abbiamo avuto, come ho detto prima, due nostri rappresentanti,
  6. Abbiamo incontrato ospiti importanti: rappresentanti del centro nazionale (Nicola de Santis e Claudia d’Antoni) per i nostri weekend di formazione; gli assistenti nazionali (don Tony Drazza e don Marco Ghiazza) per gli esercizi spirituali dei giovani e dell’ACR e don Fabrizio De Toni per un incontro a Santa Maria degli Angeli; il presidente nazionale Matteo Truffelli che ha offerto la sua preparazione e la sua competenza per una serata di “Percorso”.

Ricordo che, incontrando l’Ac diocesana, il Presidente nazionale ci ha detto come, al di là dei numeri, abbia colto in noi una serenità e una centralità ecclesiale, riconoscendo il nostro metterci a servizio come parte importante della nostra identità. Ci ha spronati a coltivare legami e a tessere alleanze dentro l’associazione, dentro la Chiesa e sul territorio, definendo questo una missione decisiva per l’Ac, cosa che abbiamo cercato di fare.

In questo triennio abbiamo giocato la carta dell’“EHI, CI SIAMO ANCHE NOI!”, vecchio slogan dell’ACR del 1978/79, uscendo un po’ allo scoperto, creando contesti in cui l’associazione diocesana ha avuto una visibilità al di fuori del sagrato delle nostre Chiese.

  1. L’Ac ha cercato di uscire, di farsi ascoltare, in base a quelle che erano le sue forze, da sotto i campanili per aprirsi al territorio e alla città. I nostri ragazzi hanno animato strade e piazze con le loro feste, da Ventimiglia Alta a Taggia, facendo sentire la loro presenta attiva e vivace.
  2. Una delle iniziative per festeggiare i 150 anni è stata in concomitanza con la Milano Sanremo del 2018: abbiamo vissuto, al Teatro del Casinò, un prestigioso incontro sulla figura di Gino Bartali, socio illustre del quale abbiamo scoperto o riscoperto la grande fede, il grande animo e il grande coraggio grazie alle parole vive e coinvolgenti della nipote Gioia. In quella occasione, l’Azione cattolica diocesana è stata protagonista di una animazione della città, ha offerto un’occasione culturale e sociale, ha interpellato le istituzioni e le strutture della realtà cittadina e politica, riuscendo a stupire e coinvolgere anche persone estranee all’associazione.
  3. La grande festa del 23 giugno 2018 a conclusione dei festeggiamenti per i 150 anni, nella quale abbiamo coinvolto, anche in questo caso, istituzioni e realtà locali.
  4. Un periodo di costante presenza sulla pagina locale di “Avvenire” dove abbiamo avuto più di cinquanta articoli. È servito per promuovere le iniziative o anche solo per far sapere cosa stavamo facendo; anche qui

il nostro grazie per il puntuale e prezioso servizio delle strutture diocesane che lavorano al giornale o al sito della Diocesi.

  • I giornali on line hanno spesso ospitato le nostre riflessioni, grazie al valido contributo dei diversi responsabili dei settori.
  • Anche il sito è sempre attivo, con “reparti” dove reperire materiali e documenti e con aggiornamenti sulle iniziative.

In questo tempo, la nostra scelta di accompagnamento ha avuto la sua ricaduta principale proprio sul sito che è diventato un contenitore di possibilità e di percorsi di crescita, ad uso di chiunque ne abbia voluto usufruire. Ci è sembrato un modo poco invadente, ma allo stesso tempo un segnale di vicinanza. Una bella novità è stata la nascita di una rubrica: “L’AVEte letto” Puntualmente, una volta al mese per quasi tutto il triennio, Giacomo De Vai, incaricato di curare l’iniziativa, ha pubblicato delle brevi recensioni di testi Ave, favorendone la conoscenza.

  • Forse, anche grazie a questa “visibilità”, in una manifestazione assolutamente laica che si prefigge l’obiettivo della valorizzazione e della protezione della donna, il 9 marzo 2019 ho ricevuto il premio “Donna di fiori” al Casinò. È stata un’occasione per ribadire ancora una volta come sia importante la presenza nell’ordinario, nel servizio, nella formazione. La premiazione è avvenuta proprio nei giorni in cui cento anni prima nasceva a Milano un “Primo corso di propaganda”: era mirato a formare giovani donne che riuscissero ad emanciparsi dalla condizione stereotipata alla quale erano per lo più destinate e a girare l’Italia con ogni mezzo per farsi a loro volta promotrici di formazione presso le giovani, sostenute e guidate da una grande donna del tempo Armida Barelli.
  • Proprio nel solco dell’essere presenti nell’ordinario, abbiamo intensificato e curato la presenza sui social network con il sito e la pagina Facebook ufficiali dove, con attenzione, abbiamo manifestato il pensiero condiviso dal consiglio diocesano o promosso le iniziative, sempre nel rispetto del nostro ruolo e della nostra posizione. Consci comunque di non poter ignorare questi strumenti, li abbiamo “sfruttati” come veicolo per raggiungere un numero maggiore di persone. Nella consapevolezza dei rischi che questo tipo di mezzo comporta, l’associazione ha sempre fatto affidamento sul senso di responsabilità dei singoli.

È stato il triennio di BETANIA, dove Marta e Maria si sono alternate nell’essere impegnate “nei tanti servizi” o nel fermarsi perché “di una cosa sola c’è bisogno”.

  • Un numero considerevole di persone si sono prestate per le tante iniziative in quei servizi che rimangono nascosti ma che sono fondamentali: la cucina, le pulizie, l’organizzazione, la cura nei particolari come la preparazione dei fiori o degli addobbi, l’animazione, i service audio, la contabilità, i trasporti, il servizio baby-sitter, la preparazione di materiali, … e la cosa significativa è che sono state tante e diverse, pronte e disponibili: dal consiglio alla presidenza, da genitori a membri delle equipe, dai presidenti e dai responsabili parrocchiali ai sacerdoti, aderenti all’Ac ma non solo, coinvolti perché “chiamati”. A tutti loro un GRAZIE particolare: Il Signore li ricompenserà come solo Lui sa fare!
  • Tante volte ci siamo fermati come Maria, con proposte di cura della spiritualità offerte a tutti, a partire dai più piccoli. Esercizi spirituali e giornate di ritiro o pomeriggi di preghiera hanno visto coinvolte un buon numero di persone, con proposte varie, differenziate e calibrate di volta in volta. Anche le iniziative offerte dalla realtà ecclesiale sono state promosse e incentivate e partecipate.

Sicuramente questi due aspetti vanno armonizzati meglio: talvolta la frenesia può aver avuto la meglio e sarà necessario tenere sempre a mente ciò che ci ricordava Sua Eccellenza all’incontro con i nuovi presidenti parrocchiali quando citava una frase presente nel rito di ordinazione diaconale: “Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Sappiamo che abbiamo sempre bisogno di rigenerarci alla Fonte, lasciandoci cercare e trovare dal Signore, fuggendo la tentazione dei primi posti e fidandoci della scelta del Signore che ricade su Davide, un piccolo pastore, quasi “dimenticato” nel campo dove porta avanti il suo lavoro.

È stato il triennio anche del FESTA SI FARÀ. Sempre facendo ricorso ad un altro slogan dell’ACR, quello del 97/98, abbiamo creato o vissuto occasioni per fare festa, per stare bene insieme, per rinsaldare i “legami belli”!

  1. Abbiamo avuto due matrimoni (Giacomo De Vai e Greta Bartolotta, Simone Perotto ed Elisa Ferrara), e speriamo che nel prossimo triennio altri matrimoni si possano celebrare! Un fiocco azzurro di Damiano Moraldo, nato il 4 luglio, festa del Beato Piergiorgio Frassati ed uno rosa alla Villetta con l’arrivo di Matilde nella famiglia di Matteo e Marlene.
  2. Abbiamo avuto la grazia di due nuovi assistenti, don Diego per l’ACR e don Martin per i giovani, rendendo così completo il nostro collegio assistenti, coordinato dal prezioso don Alessandro.
  3. Abbiamo incontrato i giovani educatori in momenti di formazione e convivialità chiamati, usando un linguaggio giovanile, aperi-formativi; alcune altre iniziative ci hanno visto sederci intorno ad un tavolo per mangiare insieme, condividendo pensieri e progetti.
  4. In molte occasioni ci siamo ritrovati per fare festa insieme con molti amici. Ho già ricordato la grande emozione dei 150 anni dove si è assaporata l’aria di famiglia vivendo la giornata proprio come con quello stile: prima insieme davanti al Signore e ai piedi di Maria e poi intorno alla tavola, una tavola più grande che ha accolto tutti, dai soci, grandi e piccoli, agli assistenti, ai parroci, ai Vescovi, ai presidenti, al consiglio e alle equipe, alla dimensione regionale… ricordando chi questa grande storia ci ha permesso di viverla e di interpretarla.

In un’ottica non tanto di PROGRAMMI quanto di PROGETTI, abbiamo fatto anche delle SCOMMESSE, forse un po’ azzardate, ma importanti per avere il polso della situazione:

  • Tra le più importanti ci sono quelle che riguardano il settore giovani. Sicuramente è quello più affascinante sul piano pastorale, quello forse da riscoprire maggiormente, quello sul quale abbiamo investito veramente molto, con l’appoggio e il sostegno di tutto il consiglio e non solo. È l’ambito che vive le maggiori difficoltà legate a contingenti problemi di allontanamento per studio o lavoro e allo stesso tempo è la sfida più forte.

Come arrivare ai giovani e ai giovanissimi? Come far vibrare le corde del loro cuore e della loro anima? Come convincerli che ne vale la pena? Come far capire che “sACRificio” significa “rendere sACRo” e non rinunciare?

Il Papa nella Christus Vivit parlando dei giovani, dice che “Il giovane vuole volare con i piedi, si affaccia sul mondo e guarda l’orizzonte con occhi colmi di speranza, pieni di futuro e anche di illusioni. Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti. Parlare dei giovani significa parlare di promesse, e significa parlare di gioia. Hanno tanta forza i giovani, sono capaci di guardare con speranza. Un giovane è una promessa di vita che ha insito un certo grado di tenacia; ha abbastanza follia per potersi illudere e la sufficiente capacità per poter guarire dalla delusione che ne può derivare» Trovo bellissima questa affermazione e l’ho più volte ricordata. Credo che convincere i giovani stessi che SONO così, aiutarli a riscoprirsi così, sia veramente la prossima frontiera verso la quale tendere. Con questo pensiero si era partiti con il campo di servizio! Scommessa vinta al primo turno, nel 2018. Tutti contenti: educatori, responsabili, ragazzi, strutture che avevano accolto le persone per il servizio. L’anno successivo, meno presenze e quest’anno, nonostante la proposta fosse ancora più “allettante” con un’esperienza al Sermig di Torino, il campo di servizio non si è riuscito a realizzare per mancanza di numeri. Anche le esperienze estive, in particolare per i più grandi, faticano: difficile trovare una data adatta per tutti, le esperienze si sovrappongono, la

vita impone ritmi che sembrano non conciliarsi con un’esperienza di campo. È forse arrivato il momento di fermarsi, capire, incanalare le forze in un progetto magari diverso, dopo un adeguato discernimento guidato dalla Parola, in particolare da questo momento in avanti…

Nell’omelia al convegno presidenze 2018, monsignor Gualtiero Sigismondi ci portò una bella immagine della vigna e del contadino dicendo: “La premura di un contadino per la sua vigna non è una preferenza ma una predilezione.” Così deve essere nei confronti della vigna dei nostri giovani: bisogna potarla, concimarla, innaffiarla, curarla, difenderla per arrivare alla stagione della vendemmia, momento di festa a cui segue il grande tempo dell’attesa. “Viene poi il tempo del grande silenzio della fermentazione, durante il quale il contadino entra nel buio della cantina, per annusare l’aria; in attesa di gustare il vino novello fa visita alla vigna, in segno di gratitudine, calpestando il terreno ricoperto da una coltre di foglie. “Ecco. Forse questa immagine può aiutare nel delineare uno sfondo sul quale provare a muoversi come contadini premurosi nei confronti della vigna dei nostri giovani…

  • Altro campo importante nel quale si è cominciato a lavorare è stato quello dei giovani-adulti (o adulti-giovani?). Anche qui la strada è tutta da scoprire e inventare, ma un fermento si è manifestato. Si tratterà ora di mantenere e migliorare. Si sono progettati per questo anno quattro incontri sul tema dell’abitare, coinvolgendo le due equipe dei giovani e degli adulti e con alcune persone impegnate in questo specifico ambito. La prospettiva è proprio quella di avvicinare, di accorciare le distanze, di accompagnare questa fascia così delicata e in una fase della vita particolare dove si fa fatica a lasciare l’essere giovani perché l’essere adulto un po’ spaventa… Si potrà magari pensare ad una equipe che si occupi proprio solo di questa fascia…
  • Un’ attenzione alle famiglie, in particolare alle coppie con la festa di San Valentino, la prima nel triennio che ha forse tracciato una modalità apprezzata, fatta di preghiera, testimonianza, affetto, attenzione e anche divertimento.

Ricordo ancora che nella riunione del primo consiglio ho chiesto a tutti di usare la modalità del “condividere il peso”, come quando si è in due a portare una borsa della spesa, ho chiesto la chiarezza nella comunicazione per evitare fraintendimenti, ho cercato di invitare sempre a vedere prima di tutto il positivo, il mio vedere sempre il bicchiere “mezzo pieno”. Questo non vuol dire essere ingenui o avulsi dalla realtà, senza vedere le difficoltà, che inevitabilmente si sono presentate. Si sono affrontate in uno spirito di confronto e di correzione fraterna, cercando la strada della discrezione, del guardarsi negli occhi con dolcezza ma anche con chiarezza e fermezza, col chiaro impegno di risolvere e mai chiudere delle porte.

In questa logica passiamo ai MA…

  1. Abbiamo “perso” l’associazione in due parrocchie, la Cattedrale e Roverino, realtà che in passato hanno offerto un importante servizio alla comunità e al contesto sociale. Si è cercato di riproporre un discorso “cittadino”, sfruttando anche la disponibilità della Parrocchia di San Nicola e del suo storico presidente con un incontro della presidenza. Forse si muove qualcosa, ma è tutto in divenire. Ci sono stati momenti di grande difficoltà, non sarebbe onesto nasconderlo, affrontati con l’ascolto, il tentativo di mediazione, il dialogo, il confronto e la preghiera, tanta preghiera…
  2. Le “periferie” della diocesi faticano. Così come le vallate dove, in alcuni casi siamo stati chiamati, ma non ci è stato possibile soddisfare la richiesta di persone che si spostassero per fare un servizio; abbiamo sempre ribadito l’importanza della formazione di persone individuate nelle parrocchie e la nostra disponibilità in questo senso. Le associazioni importanti ruotano essenzialmente intorno a Sanremo.
  3. Una proposta di campo estivo per i ragazzi offerto come servizio e aperto a tutte le parrocchie, al di là della presenza dell’azione cattolica, non ha avuto nessuna adesione. Alle riunioni zonali proposte dalle responsabili diocesane, non si è presentato nessuno, nonostante i parroci avessero mostrato un iniziale interessamento e apprezzamento per la proposta. Anche questa è una sfida da raccogliere!
  4. Nei “passaggi” ci sono persone che scelgono di non continuare i cammini, nonostante le esperienze precedenti, in particolare nel passaggio dall’ACR o dai giovanissimi.
  5. È sempre più difficile trovare le modalità giuste per coinvolgere, per avvicinare o invitare all’impegno, nonostante tentativi diversi. Siamo chiamati a sviluppare una fantasia che permetta di individuare ed esplorare proposte che sappiano coinvolgere, ma al tempo stesso dobbiamo saper essere anche la fondamentale piccola quantità di lievito o sale che rimane la nostra prima grande attenzione.
  6. Non possiamo neanche nascondere che gli impegni sono stati molteplici, dovendo ciascuno di noi armonizzare famiglia, lavoro, associazione, parrocchia e impegni di altro genere. Abbiamo cercato il più possibile di essere presenti in molte occasioni e questo ha generato anche un po’ di fatica, certamente. Un assistente, ad una giornata a Genova, riprendendo il Vangelo di Marco, «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’», ci faceva notare la differenza tra stanchezza e fatica. La stanchezza è qualcosa di pesante, di difficile gestione, la fatica è quella che facciamo per realizzare qualcosa, quella degli apostoli e del loro lavoro continuo,

per il quale «non avevano neanche il tempo di mangiare» e per la quale il Signore li chiama a sé. Ecco, spero che questo lavoro ci abbia fatto fare un po’ di fatica, ma ci abbia lasciato il cuore in alto, pronto, con i piedi come quelli dei giovani descritti dal Papa, pronti a muoversi per nuovi progetti.

Concludo con le parole che abbiamo scritto nell’invito per la manifestazione di Bartali:

«Noi dobbiamo essere in questa società inquieta e incerta, e in questa Chiesa che faticosamente segue i piani del Signore, una forza di speranza e perciò una forza positiva capace di costruire nel presente per l’avvenire».

Erano le parole che Vittorio Bachelet rivolgeva ai Dirigenti associativi nel 1971. L’“essere una forza di speranza e positiva” richiede impegno, determinazione ma anche capacità di lettura dei tempi e delle necessità delle persone che ci viene chiesto di accogliere e accompagnare, condividendone un cammino.

L’impegno di questi mesi è stato anche canalizzato in questa direzione, con tutti i limiti che ne derivano, ma anche con un impegno importante. Ed è stata solo una di quelle famose gocce di cui parla Madre Teresa: poca cosa, ma se non ci fosse stata, mancherebbe.

Grazie. L’ultima parola è GRAZIE. Ancora una volta grazie.

Prima di tutto a don Alessandro che non si è ancora stancato di noi e ha continuato ad accompagnare il lavoro con affetto per questa associazione che gli è particolarmente cara da sempre. Ai vice presidenti (Valeria, Fabio e Claudio; Ombretta e Marisa; Carlotta e Annalisa), al segretario Maurizio, all’amministratore Daniela, all’incaricato web Lorenzo, all’incaricato Ave Giacomo, a tutte le persone del consiglio (Mario e Luca; Daniele e Chiara; Emanuela, Lucilla e Giovanni; Simone e Lorenzo), ai tre Assistenti di settore (don Luca, don Martin, don Diego), all’Ldf (Pamela, Maurizio, Manuela, Monica, Daniele) alle equipes, ai presidenti parrocchiali e ai responsabili parrocchiali di settore, alle famiglie di chi ha lavorato perché ne ha sostenuto e/o condiviso l’impegno, a chi ha pregato per l’Azione cattolica diocesana, a tutte le persone che, nel silenzio e senza apparire, hanno fatto in modo che le cose funzionassero.

Ora si apre una nuova fase, parte un’altra avventura. Dal centro nazionale sono arrivati gli orientamenti per il prossimo anno, tutto incentrato sul “servizio”. Dopo custodire, generare e un abitare con già una grande valenza missionaria, servire completa bene il quadro. Ci sarà da trovare quello che possiamo fare e non guardare quello che non possiamo fare, come ci dimostrano le ultime esperienze: presenza dell’ACR e dei giovanissimi con due “uscite” sui social durante il lock down e la preparazione di un campo virtuale da parte dell’equipe ACR offerto alle parrocchie. Ci saranno da far vibrare le corde di una grande passione per servire i legami, le coscienze, la Chiesa e il territorio come ci ricordano gli orientamenti.

Nella parte finale del documento assembleare si parla anche dei “sogni che ciascuno porta nel cuore”. Vorrei concludere con due frasi che Papa Francesco ha detto ai giovani incontrati nell’estate 2018, in preparazione del Sinodo

I sogni sono importanti. Tengono il nostro sguardo largo, ci aiutano ad abbracciare l’orizzonte, a coltivare la speranza in ogni azione quotidiana, MA…

I sogni grandi hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza. Tu puoi sognare le cose grandi, ma da solo è pericoloso, perché potrai cadere nel delirio di onnipotenza. Ma con Dio non aver paura: vai avanti. Sogna in grande.

Quindi… l’augurio è che il lavoro del prossimo triennio realizzi progetti importanti, raggiunga obiettivi che aiutino sempre più persone a stare bene, sia capace di “sognare in grande”, perché, camminando con il Signore, ne vale sempre la pena!

Sanremo, 13 settembre 2020

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