
Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi;
il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
(Mt. 3, 4-10)
Carissime e carissimi,
Insieme a tutto il Consiglio diocesano voglio abbracciarvi tutti e tutte ed augurarvi ogni felicità in questo Santo Natale.
Matteo ci presenta Giovanni il Battista, tipo alquanto alternativo, vestito come i Flinstones ed abituato a vivere nel deserto: un’indicazione questa, tra tutte le stranezze di questo personaggio, che dice molto in questo tempo di Natale.
Giovanni è lì per annunciare Cristo a tutte le genti: deve suonarci alquanto paradossale il suo scegliere il luogo meno popoloso per una notizia tanto importante. Ma il messaggio è chiaro: per quanto potente sia la voce di chi annuncia, il rischio di perdersi tra i rumori della quotidianità cittadina è elevatissimo.
Giovanni ci invita, come Associazione, ad una scelta di metodo: dobbiamo continuamente distinguere il necessario dai rumori di fondo e focalizzarci sulla Sua voce.
Il deserto è la capacità faticosa di con-centrarsi su Gesù e di rimodulare ogni altro suono, dai più dolci ai meno sintonici, armonizzandoli a Lui. Convertirsi non significa aggiustare un po’ il tiro o cambiare qualcosina, ma stravolgere totalmente prassi e strutture, ripensando tutto e ricominciando daccapo.
Come Associazione, prendiamo esempio dal Natale, nel quale Dio ci sconvolge stravolgendo le regole del gioco, facendosi uomo per stare più vicino al suo popolo.
E se il deserto deve servirci per sentire meglio, il messaggio non è per le dune isolate, ma per essere annunciato con gioia nelle nostre rimbombanti e caotiche città. Ce lo urla proprio il Battista: abbiamo il compito di “fare frutti degni di conversione”. I frutti sono lo spettacolare risultato della cura della pianta e solo le piante cresciute su un terreno buono, annaffiate a dovere e con la giusta quantità di luce e calore possono dare buoni frutti.
E come possiamo tornare dal deserto senza apparire dei santoni e mostrandoci convincenti nel nostro annuncio? Beh, evitando di farci sgridare da Giovanni rispettando quello che per lui è il principio cardine della conversione, cioè la coerenza tra la predicazione e l’agire. Se ci pensate, solo così chi predica diventa un testimone, quello che per la Scrittura era un segno, una incarnazione vivente della Parola di Dio.
Anche qui auguro alla nostra Associazione di radicarsi in quella che è la sua unica missione, l’apostolato: senza troppi problemi e senza tenere troppo a stendardi o bollini, semplicemente testimoniando la grande gioia che questo tempo ci regala. Un’Ac diocesana che sceglie di non lamentarsi e bene-dice, rendendo Grazie del proprio quotidiano.
Un’ Ac la cui forza sta nel cedere, ogni giorno, alla tenerezza davanti al bambino nella mangiatoia.
Buon Santo Natale a tutte e tutti!
Daniele Maria Stancampiano


