“Caro don Giacomo…”

Tutta l’Azione cattolica diocesana abbraccia
gli amici della parrocchia di Santa Maria degli Angeli
unendosi alle parole di Claudio nel ricordare don Giacomo Simonetti,
un grande amico della nostra associazione,
sempre attento
a promuovere e incoraggiarne le iniziative
e a sostenere il cammino dei suoi parrocchiani.

Il funerale sarà celebrato sabato 10 marzo alle ore 14,30
presso la Parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Sanremo

 

La mia parrocchia è una parrocchia come tutte le altre. Si rassomigliano tutte. Le parrocchie d’oggi, naturalmente. Lo dicevo ieri al curato di Norenfontes: “Il bene e il male debbono equilibrarsi; sennonché, il centro di gravità è collocato in basso, molto in basso. O, se lo preferite, si sovrappongono l’uno all’altro senza mescolarsi, come due liquidi di diversa densità”…Il curato m’ha riso in faccia.”

Così inizia Il diario di un curato di campagna di Bernanos ed è così che descriverei il mio personale rapporto con lei Don Giacomo! Lei è stato il mio parroco nella mia età della gioventù: spesso irruenta, critica, spontanea, troppo cervellotica e lei mi ha sempre ridimensionato con la sua paterna straordinaria ironia. Infatti il mio profondo rispetto e gratitudine l’ho sempre dimostrato dandole sempre del Lei anche se ci conoscevamo da quando era venuto agli Angeli più di trent’anni fa.

Condividemmo il dolore della grande perdita di don Giampietro. Ricordiamo le sue lacrime versate allora e più recentemente per Francesco Penna e Francesco Ammirati, storici soci dell’Azione Cattolica e suoi amici, rivelando che era davvero per tutti noi un segno e strumento della tenerezza di Dio.

Con grande umiltà ci ha sempre confidato il suo sentirsi incapace di comunicare con i giovani e la difficoltà di prendersi cura di un gruppo giovanile di Azione Cattolica, ma volendo descrivere un suo atteggiamento che abbiamo apprezzato e del quale faremo tesoro, le scrivo, caro Don, grazie per come ha testimoniato il suo rapporto con la Parola di Dio.

Ascoltai un po’ di tempo fa una sua omelia che parlava di Paolo, il quale salutando quei suoi collaboratori nel ministero, dice: «Io vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia» (At 20,32). Lei diceva che qui Paolo non affida la Parola ai ministri, ma affida i ministri alla Parola.

I sacerdoti hanno la missione di predicare, di diffondere, di tenere viva la Parola in mezzo al gregge, di affidarla alla Chiesa, ma sorprendentemente, qui Paolo affida i ministri alla Parola. Prima che la Parola sia loro affidata, sono essi stessi affidati alla Parola; prima di essere portatori della Parola, essi stessi sono portati dalla Parola di Dio.

Lei caro Don ci ha portato la Parola, perché ha sempre dimostrato di essere stato portato dalla Parola!

Quando l’ascoltavamo ci dimostrava che era lei il primo credente alla Parola, nella piena consapevolezza che le parole del suo ministero non erano sue, ma di Colui che lo aveva mandato. Lei non ne era padrone: era servo; non ne era unico possessore: era debitore nei riguardi del popolo di Dio.

Quindi caro Don Giacomo, facendo mie le parole del Santo Padre, secondo me è stata sempre questa la sua gioia: lei è sempre stato e rimarrà un nostro pastore. Sarà la gente, saremo noi, il suo gregge, che continueremo a ricordarla. Su un giornale un vescovo raccontava che era in metrò all’ora di punta e c’era talmente tanta gente che non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E così che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un pastore, un Ministro del Signore, è la sua gente. E noi rimarremo per sempre la sua gente.

Vogliamo bene ai nostri preti, accompagniamoli con il nostro aiuto e le nostre preghiere.

Claudio Mastrantuono
vicepresidente diocesano per il Settore Adulti

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